LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

Dove: Borgo San Lorenzo, partenza da Prato all’Albero
Clima: Inverni freddi, Primavere miti ed estati calde e afose a seconda dell’altitudine
Mezzo di Trasporto: macchina e gambe A chi piace: sportivi, storici, fotografi, botanici, cercatori del sole, stilisti per i colori che la Primavera può offrire.

Alla ricerca dei nostri avi

Travolti da un’esplosione di colori e dall’intenso profumo di Ginestra, la Primavera in Mugello non manca di stupire.
A Capanna Marcone in provincia di Borgo San Lorenzo, sull’Appennino Tosco-romagnolo, siamo a oltre 1000 m e l’aria fresca delle mattine di Primavera, unita al sole che scalda ma non disturba, porta con sè quel sentimento di rinascita e riapertura alla vita che ogni anno fa piacere sentire.
Dal rifugio Capanna Marcone possiamo arrivare in un paio d’ore di sano ma rilassante trekking attraversando boschi di faggi e abeti, ad un paese “fantasma” chiamato Mansalto o Massalto, i cui ruderi testimoniano un passato “glorioso” citato nei diari di guerra inglesi.
Io adoro il trekking anche senza meta, perché rilassa e unisce la passione per le camminate a quella dei paesaggi godibili in tutta tranquillità.
Niente è più appagante del cielo terso di una mattina di Primavera, la mente libera, lo zaino in spalla, il verde e i prati fioriti che rigenerano lo sguardo. Nessun manuale potrà mai insegnarti a stare bene come immergersi in un bosco. Credo che l’uomo abbia un legame speciale con l’ambiente che lo circonda e i 4 elementi naturali.

Mansalto o Massalto: ruderi di un passato glorioso

Come potrete leggere nella bacheca lungo il percorso, Mansalto si chiama così dalla presenza di massi di arenaria in prossimità del crinale. Oggi è costituito da una serie di ruderi avvolti da una fitta vegetazione ma non è sempre stato così. Il bello dei paesi abbandonati è immaginarci le persone all’interno delle case ora diroccate, i sentieri ben tenuti, gli animali nei cortili, i campi lavorati, persino le voci e i passi delle persone che fino al “fatidico giorno”, hanno animato quella parte di bosco come se la vita in quei luoghi non dovesse finire mai.
Quando arriverete a Mansalto lasciando la strada sterrata e scendendo per uno stretto sentiero, vi domanderete come mai qualcuno decise di costruire quelle case al centro di una intricata vegetazione. In realtà secondo le testimonianze che ci sono pervenute, i campi erano puliti e usati per il pascolo e si potevano intravedere addirittura le abitazioni del fondo valle. Proseguendo lungo il sentiero oltre i ruderi, sono ancora presenti dei tabernacoli ex-voto, segno che queste strade erano battute e vie di comunicazione tra due insediamenti monastici: Razzuolo e Moscheta a Grezzano e Pulicciano.

Indicazioni pratiche per arrivare a Mansalto: itinerario ad anello

Prato all’Albero – Capanna Marcone – Valdiccioli – Massalto – Capanna Marcone – Prato all’Albero
Tempo di percorrenza: 3 ore in tranquillità, strada agevole, sentiero facile

Da Prato all’Albero, dove è possibile lasciare la macchina, percorrendo il sentiero 00 arriverete in pochi minuti al rifugio “Capanna Marcone” attrezzato con tavolini per pic-nic all’aperto.
Il sentiero prosegue a sinistra in direzione Valdiccioli, dove potrete ammirare i meravigliosi scorci della campagna mugellana.
Arrivati a Valdiccioli troverete una fontana con acqua potabile.
Dove c’è il cartello con le indicazioni si gira a dx arrivando ad una zona aperta a prato dove è necessario stare attenti e imboccare la strada di sopra senza scendere. La strada segnata inizia un percorso all’interno del bosco e attraversa più volte il torrente Farfareta. Successivamente giungeremo ad un segnale fatto a squadra. Qui il sentiero scende a sinistra anche se c’è n’è un altro segnato in alto a dx. Per andare a Mansalto scendere a sinistra seguendo la strada che non è più segnata ma ben visibile e camminare per circa 15- 20 minuti. Dopo poco che avrete lasciato la strada carrabile, troverete un viottolino segnato a sin in discesa che riporta a Valdiccioli. Voi proseguite fino a quando non troverete i ruderi di Mansalto. Se volete completare l’anello e tornare a Capanna Marcone dovrete tornare indietro sulla strada carrabile, girare a dx e farla tutta fino a rintracciare il sentiero del crinale 00 una strada bella e molto ampia, indicazione Colla.

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FIGLIA DELLA GIUNGLA

FIGLIA DELLA GIUNGLA

FIGLIA DELLA GIUNGLA

Autore: Sabine Kuegler
Titolo: Figlia della Giungla: la storia di una bambina cresciuta in un’altra era
Editore: Corbaccio Edizione: 2005

Sabine Kuegler è nata nel 1972 in Nepal. A soli cinque anni si è trasferita insieme ai suoi due fratelli e ai genitori antropologi e missionari, nella giungla della Papua Occidentale per vivere a stretto contatto con la tribù dei Fayu. La sua vita è stata fortemente influenzata da questa incredibile esperienza tanto da scriverne un saggio autobiografico.

La storia di Sabine Kuegler è una storia vera e ogni autobiografia è un dono prezioso perché ci permette di imparare dalle esperienze degli altri stando comodamente a casa.
La narrazione è ambientata nella giungla della Papua Occidentale, dove i genitori di Sabine si sono trasferiti per studiare le logiche comportamentali delle tribù che abitano la zona. La coppia decide di partire con i loro tre figli, fiduciosi del fatto che potranno studiare seguendo un corso per corrispondenza americano e saltuariamente potranno appoggiarsi per i beni di prima necessità ad un centro abitato raggiungibile dal luogo in cui si stabiliranno.
Inizia così una convivenza tutt’altro che scontata tra la famiglia Kuegler e i Fayu, una feroce tribù convinta che l’uomo bianco sia venuto per sterminarli. Al loro interno esiste poi il gruppo dei “ Sefoidi” che sono cannibali.

La vita nella giungla

Nella giungla tra Sabine e i bambini dei Fayu inizia una quotidianità fatta di giochi e scambi reciproci sui personali modi di interpretare la vita. Le bambole lasciano il posto alla caccia, ad arrampicate sugli alberi e pericolose nuotate vicino ai coccodrilli.
Purtroppo i bambini Fayu non sono del tutto spensierati visto che la tribù segue la dura legge della vendetta di sangue e a volte violenze e uccisioni sono all’ordine del giorno.
La giornata è scandita dai cicli naturali del sorgere del sole: sveglia alle 6 e riposo al tramonto quando ormai notte, la socialità è rappresentata da una veglia intorno al fuoco con canti e scambi di idee.
La dieta è basata su prodotti locali come il “KWA” o frutto dell’albero del pane. I Fayu non conoscono molte specie animali come i gatti ma allevano cuccioli di Dingo, appartenenti alla specie dei lupi asiatici che le donne in caso di necessità allattano al seno.

Il profondo legame tra l’anima e i cicli naturali

La convivenza tra i membri della tribù dei Fayu e la famiglia Kuegler, porterà entrambi a mettere in discussione il proprio personale modo di vivere e di interpretare le cose, imparando gli uni dagli altri e instaurando una pacifica convivenza che si trasformerà in una profondissima amicizia.
I Fayu hanno così la possibilità di comprendere l’importanza del rispetto tra marito e moglie, l’inutilità di fare la guerra e il grande valore di vivere in armonia.
Sabine avrà l’opportunità di dare un diverso valore al tempo e al rapporto tra gli esseri umani, di poter confrontare le regole dei due “mondi” per comprendere che non sempre ciò che riteniamo “sviluppato” è buono, anzi curiamo il corpo ma molto spesso tralasciamo la nostra anima e il legame profondo che abbiamo con i cicli naturali.
A 17 anni Sabine dovrà tornare in Europa per prepararsi ad un lavoro da “occidentali”, ma non sarà facile. Dopo i primi momenti di euforia, Sabine si rende conto di avere una grande difficoltà ad adattarsi allo stile di vita del mondo urbanizzato. Oltre a mancarle i membri della tribù dei Fayu, si sente estranea a logiche e frenesie che niente hanno a che fare con la vita della giungla dove è cresciuta, e in cui il tempo e il valore dato alle cose seguono logiche proprie. Dice di sé:

«Sono infelice, spesso mi sento molto irrequieta, come uno spirito che non riesce a trovare pace (…) gli anni passano, io invecchio e a poco a poco mi chiedo quale sia davvero il mio posto».

Dopo un buio momento di depressione e sconforto, Sabine troverà nella scrittura la salvezza e deciderà di ripercorre i momenti salienti della propria vita, accorgendosi di essere in parte cittadina tedesca e in parte figlia della giungla:

«la giungla mi dice che devo gioire di tutte le piccole cose quotidiane. Devo riconoscere che la vita è dettata dalle azioni e non dai consumi. Mi dice che la felicità non consiste in ciò che possiedo ma nella mia capacità di essere soddisfatta di quello che ho».

Sarà così per Sabine un viaggio nel viaggio, alla ricerca di se stessa e di ciò che conta veramente nella vita.

 

 

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Un Safari in Sudafrica per salutare il sole nascente

Un Safari in Sudafrica per salutare il sole nascente

Un Safari in Sudafrica per salutare il sole nascente

Dove: Sudafrica
Clima: Estate lunga e asciutta, Inverno freddo e piovoso (stagioni invertite rispetto all’Italia)
Mezzo di Trasporto: jeep A chi piace: agli esploratori, agli amanti della natura, agli spiriti liberi

 

Un Safari in Sudafrica per salutare il sole nascente

Alle 4 suona la sveglia. La notte è nera come la pece, l’aria è fresca e intorno a noi è tutto un fruscio. Non possiamo muoverci autonomamente ma l’idea che a pochi passi dai bungalows un elefante si stia placidamente abbeverando è già un’idea ad alto impatto emozionale. Siamo nel Parco Nazionale del Kruger, una delle più grandi riserve naturali del Sudafrica, che confina ad est con il Mozambico e lo Swaziland e a nord con lo Zimbabwe. Come scriveva V. Hugo:

“L’Alba ha una misteriosa grandezza che si compone di un residuo di sogno e di un principio di pensiero”

e affrontare l’alba seduti su una jeep sperduti nel Kruger tra terra rossa e i primi bagliori del sole nascente è proprio come sognare. E’ gennaio, qui è estate e ci siamo alzati così presto perché forse sarà possibile vedere il leone abbeverarsi o forse un leopardo dall’udito eccezionale che torna dalla caccia notturna. Un Safari nel Kruger permette un contatto estremamente ravvicinato con specie animali molto pericolose per l’uomo, ma se lasciamo che le ore scorrano placide senza fretta, finalmente ci ritroveremo sperduti in un mondo fantastico.

The Big five

Il Parco Kruger è dominato da una ricca boscaglia di Acacie e Sicomori, ma anche dalla Savana a prevalenza erbosa con alberi molto distanziati tra loro. In questo Paradiso dominato dalla Natura e dai suoi abitanti, sarà possibile con un po’ di fortuna e qualche giorno da spendere incontrare i magnifici “Big 5” ovvero: l’elefante, il leone, il leopardo, il rinoceronte e il Bufalo”, trofei tristemente ambiti quando purtroppo i Safari erano solo sinonimo di caccia grossa. Oggi nel Parco Kruger l’unico “game” ammesso è l’avvistamento dei magnifici 5 ed il fatto che siano liberi di spostarsi e che l’uomo almeno per una volta sia “la specie indesiderata” rende la ricerca ancora più emozionante. In questa “pièce teatrale” che va in scena ogni giorno grazie ai bioritmi della Natura, sarà sorprendente essere accolti da: sua altezza la giraffa che farà finta di non vedervi mentre si ciba delle foglie più alte con il suo maestoso collo, sentirete probabilmente trotterellare un branco di zebre dal manto rigato e vi struggerete incrociando il dolce sguardo dei cudù, un’antilope dalla carne dolce e saporita che purtroppo sta bene sulla tavola del leone quanto su quella delle persone.

Come “gustare” i Big 5 in tutta sicurezza

Il Parco Kruger offre infinite possibilità per tutte le tasche dal momento che qui sarà possibile fare tours di una sola giornata, anche in autonomia seguendo le strade asfaltate ma senza scendere dalla propria auto tranne che nelle aree attrezzate, pernottare in dei campeggi, bungalow con angolo cucina o lussuosissimi lodge, il tutto completamente immerso nella Natura. Sicuramente per fare un’escursione “wild” e lasciare le strade ufficiali, la cosa migliore sarà affidarsi ad un Ranger e alla sua jeep. Io ho avuto il privilegio di stare a distanza molto ravvicinata con un ghepardo che aveva appena mangiato la sua preda, un’esperienza davvero unica.
Gennaio è un mese ideale per far questa esperienza, le temperature sono calde anche se scendono un po’ nelle ore notturne.

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GIORDANIA: DA PETRA ALLA NOSTRA ANIMA

GIORDANIA: DA PETRA ALLA NOSTRA ANIMA

GIORDANIA: DA PETRA ALLA NOSTRA ANIMA

Dove: Giordania
Clima: inverno temperato arido, estati molto calde
Mezzo di Trasporto: macchina, bus, jeep, gambe
A chi piace: ai solitari, appassionati di archeologia, agli spirituali, agli avventurieri

Vicino Oriente accessibile, ospitale e riflessivo

Il Regno Hashemita di Giordania o più semplicemente Giordania, è ritenuto uno dei territori più sicuri del Vicino Oriente. Dando un’occhiata ai confini di questo stato, vedremo luoghi che sono stati o sono purtroppo teatro di conflitti e orribili massacri, ma questa terra estesa poco meno di 90.000 km2, resiste, e si apre al mondo.
Nonostante le difficoltà e le contraddizioni di un paese di confine sottoposto alle pressioni della propria storia, la Giordania è nota per la sua cordiale ospitalità, un’inclinazione facilmente riscontrabile in ogni circostanza.
Programmare un viaggio in Giordania significa immergersi nel medesimo istante nella struggente bellezza dei suoi siti archeologici, perfettamente conservati e sconvolgersi per il contatto visivo così ravvicinato dei suoi campi profughi, partecipare anche solo per un attimo a quel dolore che troppo spesso resta confinato in immagini e parole mai sufficienti.
Dolore e speranza, forse rassegnazione ma avere un’esperienza così forte, da poter portare a casa è qualcosa che ci farà riscoprire cambiati. Camminare, mangiare e dormire in città che vivono ogni giorno sulla propria pelle il dolore di altre persone può veramente farci sentire parte di un mondo interconnesso e condiviso anche solo per pochi giorni.

Dal Wadi Rum ad Amman passando per Petra

La Giordania incanta per i suoi paesaggi leggendari: sabbia rossa di deserti sconfinati, il più famoso a est di Aqaba quello del Wadi Rum il mitico deserto descritto ne “I 7 pilatri della saggezza” da Lowrence d’Arabia, nella prima metà del ‘900. Silenzio, sole a picco, lo sguardo che si perde in lontananza, un safari in jeep e poi un the sotto una tenda beduina mentre il vento soffia raffiche ghiacciate intrise di sabbia. E poi lei: Petra, la maestosa città dei Nabatei, una delle 7 meraviglie del mondo, invisibile allo sguardo, nascosta nella roccia un sogno da percorrere con prudenza, a piedi o con i cavalli messi a disposizione dalla gente locale.
Impossibile non fare una sosta ad Amman, la capitale dove molti atterreranno per iniziare il proprio viaggio alla scoperta della Giordania.

Perdersi nei luoghi biblici: dal Mar Morto al Monte Nebo

Se possibile non dimenticate un tuffo nel Mar Morto (sale permettendo!), il luogo più depresso della crosta terreste dove si galleggia davvero, provare per credere! E poi una sosta anche breve nelle città carovaniere di Gerasa e Gadara, un pranzo in famiglia a Madaba e per chi crede o semplicemente è attratto dal magnetismo dei luoghi biblici che hanno gettato le fondamenta della nostra civiltà, il monte Nebo dove Mosè ebbe la visione della Terra Promessa e dove secondo le tradizioni ebraico-cristiane, Mosè fu sepolto.

Giordania: quando andare

Potemmo proseguire pagine e pagine a decantare le meraviglie di questo stato così centrale nella storia dell’umanità. Da Novembre in poi potrete prenotare il vostro biglietto senza grossi problemi climatici. Ricordatevi che a Dicembre-Gennaio è inverno anche qui con giornate di sole bellissime ma pur sempre da piumino e grandi escursioni termiche soprattutto nelle aree desertiche. Nella regione del Mar morto troverete 20 C anche a Capodanno ma se volete girare un po da nord a sud vi consiglio, piumino, scarpe da trekking crema solare e indumenti barriera anti-vento.
La Giordania si può fare “mordi e fuggi”, Amman e Petra, in 3-4gg si può assaggiare in 8 giorni o degustare con tranquillità in 15 giorni. Ciò che di sicuro sorprenderà è la vastità delle cose da fare e da vedere, è la sua particolarità contemplativa, quell’essere lontano da tutti eppure sentirsi intensamente parte dell’umanità.

Foto articolo: Pietrini Andrea

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MAURO CORONA – CONFESSIONI ULTIME

MAURO CORONA – CONFESSIONI ULTIME

MAURO CORONA – CONFESSIONI ULTIME

Autore: Mauro Corona
Titolo: Confessioni Ultime
Editore: Chiarelettere Edizione: Prima edizione 2013 (digitale)

Scrittore ed artista italiano ama definirsi (a ragione) poeta del legno. Scalatore e alpinista, ama Erto, il suo paese natale e fare passeggiate meditative tra i boschi della Valle del Vajont. Vincitore di numerosi riconoscimenti anche in ambito letterario si batte da sempre contro lo spopolamento delle aree montane e la tutela delle aree boschive.

I fondamentali per vivere in armonia

Cos’è la vita? Cos’è l’essenziale? Qual è il bene più prezioso? Per cosa ci alziamo la mattina? Potremmo continuare all’infinito a porci domande esistenziali a cui nessuna app. e nessun social network riuscirà mai a rispondere e forse neanche la scienza perché il motivo per il quale ci sentiamo vivi risiede solo dentro di noi. Attraverso “Confessioni Ultime” Mauro Corona ci permette di riflettere sui grandi temi della vita: amicizia, amore, libertà, sofferenza, la relazione che intercorre tra l’uomo e la natura, e facendo questo ci aiuta a comprendere che nonostante ogni vita sia unica e irripetibile esistono “dei fondamentali” per così dire che riguardano tutti noi e che spesso perdendoli di vista perdiamo noi stessi e la capacità di volerci bene e fare del bene.

Verso la radice dei bisogni dell’uomo

L’essenzialità è la capacità di sapere cosa ci serve e basta”.

Credo che in questa semplice frase sia racchiuso tutto il senso della vita e la profondità di questo libro perché come prosegue Corona “la vita è come scolpire. Bisogna togliere”, andare alla radice dei bisogni dell’uomo, scoprire che spesso è la mancanza dell’essenziale e la presenza del superfluo a generare in noi la paura, l’ansia e le nevrosi, a farci sentire fragili quando in realtà vorremmo solo essere accettati per quello che siamo.

Tutto questo non è semplice specialmente nella quotidianità frenetica delle grandi città che spingono al consumismo sfrenato, che generano bisogni inesistenti, e inducono l’uomo a vivere una vita omologata che spesso neanche gli appartiene.

 

La Natura: un’insegnante speciale

In questo senso la montagna, il contatto con la Natura diventa un vero toccasana, una medicina che allo stesso tempo guarisce le ferite ed educa ad una vita migliore e più consapevole. Assaporare lo scorrere delle stagioni, apprezzarne la bellezza ma anche viverne le difficoltà, imparare ad avere relazioni più genuine con l’altro, sapere anche litigare e discutere come naturalissimi comportamenti dell’essere umano. “Apprezzare la voce del silenzio, non come assenza di parole ma presenza di pensieri meditati”. Interessanti le riflessioni sul disastro della diga del Vajont che Corona visse in prima persona quando un’enorme frana distrusse Longarone e i paesi limitrofi generando circa 2000 morti.

La vita di montagna cruda e meravigliosa può offrire tanto alla nostra anima e forse è proprio per questo che la fantasia di mollare tutto e andare a vivere a contatto con la Natura resta uno dei sogni più ricorrenti ma anche più difficili della nostra contemporaneità.

Da regalare a chi: ama la semplicità delle cose schiette, intuitive, immediate. Ama ritrovare la radice di se stesso, ama la montagna, non disdegna una grigliata mista alla brace con un buon bicchiere di vino.

 

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