Aix en Provence: alla scoperta di Paul Cezanne

Aix en Provence: alla scoperta di Paul Cezanne

Aix en Provence: alla scoperta di Paul Cezanne

Dove: Francia – Provenza
Clima: Inverni freddi e ventosi, estati calde e mitigate
Mezzo di Trasporto: auto e gambe A chi piace: Ai raffinati, ai frequentatori di Caffetterie, agli architetti, agli ispirati, a chi batte il tempo, a chi si gode la vita, ai botanici.

 

Aix en Provence: sulle tracce di Paul Cezanne

  • Un’immensa vetrata posizionata a nord da cui entra una luce potente ma non disturbante la cui angolatura è stata ossessivamente studiata dallo stesso Paul Cezanne quando nel 1901 per 2000 franchi acquistò una piccola casa di campagna sulla collina dei Lauves per trasformarla nel proprio Atelier. Una scelta fatta in piena maturità se pensiamo che dopo quasi sei anni sarebbe morto. Una decisione la sua, estremamente importante se riflettiamo sul fatto che saranno proprio le opere della maturità a trasportarlo verso la geometrizzazione dei volumi come precursore del cubismo. Aix-en Provence fu la città natale di Paul Cezanne, una città a tutt’oggi famosa per la sua eleganza, le fontane zampillanti, le bellezze architettoniche e i tavoli da gioco. Dalla casa natale fino all’Atelier sulla collina dei Lauves, ripercorriamo insieme gli ultimi anni di vita di Cezanne, vivendo la sua quotidianità e imparando dalla sua esperienza di vita.
  • Conosceremo:
  • Corso Mirabeau, una delle direttrici più importanti del centro storico di Aix ricco di caffè e vicino a golosissime Boulangerie
  • L’abitazione di Cezanne in rue Boulegon
  • La collina dei Louves
  • l’Atelier di Paul Cezanne

La collina dei Lauves verso l’Atelier di Cezanne

Facciamo un salto nel tempo e immaginiamoci Aix En Provence nel 1901. Siamo nel periodo della Belle Epoque e Cezanne ha appena acquistato il proprio Atelier. Ogni giorno il pittore, percorre il tragitto che dallla propria abitazione nel centro di Aix (rue Boulegon), arriva all’Atelier in Avenue P. Cezanne 9. E’ molto interessante fare questo tragitto a piedi, perchè non solo è possibile rivivere la vita di Cezanne, ma apprezzare la trasformazione dell’ambiente così come lo vediamo oggi. Questo tragitto a piedi seppur in salita, è possibile farlo agevolmente in circa un quarto d’ora. In alternativa potete tranquillamente recarvi nei pressi con la macchina.

La collina dei Lauves ospita numerosi edifici moderni ma nel 1900, l’Atelier era in aperta campagna. Questa abitazione dalle persiane rosse, gli infissi azzurri i muri in pietra avvinti dall’edera è a due piani e circondata da un piacevolissimo e silenzioso parco che la rende il luogo ideale dove isolarsi e dipingere. Al piano terreno, oggi luogo di accoglienza e shop, c’erano due stanze, una cucina e un bagno. Non abbiate fretta di entrare nell’edeficio ma godetevi il parco magari sedendovi a bere un caffè e catturate con lo sguardo e l’immaginazione ciò che Cezanne viveva abitualmente. Sarà un’emozione senza precedenti.

l’Atelier Cezanne: la grande vetrata

Ammirato il parco entriamo nella piccola abitazione recandoci al primo piano grazie ad una imponente scala dove sono riconoscibili le popolari cementine esagonali rosse tipiche dei primi del ‘900. Sbirciamo dalla finestra il piacevole affaccio sulla campagna di Aix, ed entriamo infine nell’area studio dove imponente e bellissima ci accoglie la grande vetrata dai profili in ferro. Qui sarete circondati da tutti gli oggetti cari a Cezanne protagonisti delle famosissime nature morte; potrete sedervi in silenzio e approfondire la conoscenza con l’ambiente intorno a voi.

Indubbiamente colpirà l’attenzione un ampio salone pieno di luce e silenzio dove si dice Cezanne stesse al centro della stanza con in dosso un grembiule di tela spessa (ancora oggi visibile), il suo cavalletto e tutt’intorno tele, oggetti presi a prestito dalla dispensa, colori, teschi, nature morte, il famoso vaso verde di terracotta porta olive (la cui riproduzione è anche in vendita) e tutto ciò che poteva essere utile all’artista come fonte di ispirazione per le proprie creazioni.

Cezanne era un “ragioniere modello” della pittura: ogni giorno si alzava prima dell’alba per essere alle 6 al proprio Atelier. Dipingeva fino circa a metà mattina per poi tornare a pranzo nella propria casa in centro. Il pomeriggio ripercorreva la strada in salita sullla collina dei Lauves e ritronava alla pittura sia nel suo studio che all’aperto riproducendo l’amatissima montagna Sainte Victorie. Rincasava poi prima di cena. La pittura lo accompagnerà in maniera ossessiva fino a quel 15 ottobre 1906 quando, sopreso da un forte temporale, deciderà di contnuare a dipingere bagnato fradicio e febbricitante. Riportato a casa da qualche passante stanco e malato dipingerà allo stremo delle forze anche il giorno della propria dipartita, il 23 ottobre 1906. Paul Cezanne infatti muore nella propria casa al centro di Aix a causa di una grave pleurite.

Dopo Cezanne

Come si dice a volte il destino ci mette lo zampino e l’Atelier di Cezanne è arrivato sano e salvo sino ai nostri giorni. Scampato a vari tentativi di demolizione, due storici dell’arte decisero di salvare l’edificio, costituendo il Memorial Cezanne Committee a cui aderirono 114 appassionati di arte americani. Grazie a questa scelta geniale e temeraria e ai fondi che il comitato riuscì a raccogliere, nel 1954 fu istitutito il museo dell’Atelier di Cezanne poi ceduto nel 1969 alla città di Aix en Provence e nel 2002 dichiarato ufficilamente museo di Francia.

Ancora oggi quando salirete le scale per entrare nello studio con la grande vetrata, prima guardatevi intorno e fotografate con la mente tutti gli oggetti cari al pittore, poi chiudete gli occhi e nel silenzio totale apprezzate gli echi olfattivi della trementina, dei colori sparsi sulla tavolozza e delle frutta matura pronta per essere dipinta.

Se vi trovate nella zona della Camargue, Arles e i luoghi cari a Van Gogh sono assolutamente da non perdere! cliccate qui e proseguite il tour. (https://www.sunshineonmymind.it/2021/09/02/arles-alla-scoperta-dei-luoghi-cari-a-van-gogh)

Informazioni pratiche: Se vi piace camminare e visitare in uno stesso giorno sia il centro di Aix en Provence che l’Atelier, parcheggiate al parcheggio a pagamento “Place Villon” ed entrate a piedi in centro. Dal corso Mirabeau, uno dei viali più importanti della città, introducetevi nei vicoli e nelle stradine come in Rue d’Italie, e perdetevi tra i negozi e i prodotti tipici delle Boulangerie. Se volete arrivare all’Atelier a piedi e prima visitare dall’esterno la casa dove morì Cezanne all’altezza di Rue d’Italie impostate il vostro navigatore e svoltate a sinistra verso rue Boulegon. Infine dirigetevi  verso Avenue P. Cezanne. Prima di salire la collina ci sono alcuni piccoli supermercati dove potrete acquistare qualcosa da mangiare se non volete fermarvi ad un ristorante. Ricordatevi che all’Atelier non sarà possibile acquistare cibo. Se non volete fare il percorso a piedi che dura circa mezz’ora o di più se vi intratterrete per negozi e caffè, potrete parcheggiare al al Parking Pasteur e arrivare in pochi minuti all’Atelier.

All’Atelier si accede solo su prenotazione on line al sito: https://www.cezanne-en-provence.com/en/prepare-your-visit/individual/visit-atelier-cezanne/

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Arles: alla scoperta dei luoghi cari a Van Gogh

Arles: alla scoperta dei luoghi cari a Van Gogh

Arles: alla scoperta dei luoghi cari a Van Gogh

Dove: Francia – Provenza
Clima: Inverni freddi e ventosi, estati calde e mitigate
Mezzo di Trasporto: auto e gambe A chi piace: ai vagabondi, a chi non guarda l’orologio, a chi ama lo stile boho, a chi vive di luce, ai pittori, ai romantici, ai sognatori.

 

Arles: tour dei luoghi cari a Van Gogh

  • Se vi trovate nel sud della Francia Arles e Aix-en-Provence, sono due città provenzali assolutamente da non perdere. Oltre ad essere accumunate da antiche origini romane si legano indissolubilmente a due maestri della pittura impressionista e post-impressionista di fama mondiale: Vincent Van Gogh e Paul Cezanne.
    In questo articolo andremo a “braccetto” con Van Gogh per i vicoli e la campagna assolata di Arles, in cerca dei luoghi cari al grande artista. Nel prossimo articolo suoneremo all’Atelier di Paul Cezanne.
    Di seguito vedremo:
    Espace Van Gogh (antico ospedale “Hotel Dieu”)
    Ponte di Trinquettaille
    La Casa Gialla (dove visse Van Gogh) in place Lamartine
    Il Vecchio Mulino in rue Mireille
    La terrazza del Cafè de la Nuit
    Il Giardino pubblico di Arles
    Il Ponte di Langlois

Espace Van Gogh ovvero l’antico ospedale “Hotel Dieu” di Arles – 1889

Iniziamo il nostro tour non per importanza ma per praticità dall’Espace Van Gogh, lo spazio espositivo un tempo l’antico ospedale di Arles, dove il grande pittore impressionista fu ricoverato tra il 1888 e il 1889 dopo il taglio dell’orecchio. Qui come in tutti i luoghi aperti di Arles è facile restare colpiti dalla particolarità della luce, intensa, quasi abbagliante soprattutto in primavera ed estate, una realtà in perfetta sinergia con le opere dell’artista olandese. Non è difficile immaginare come Van Gogh fosse rimasto abbagliato dalla luce e dal calore della Provenza e in particolare di Arles. Il cortile dell’antico Hotel Dieu oggi è rimasto estremamente fedele all’opera “ Il cortile dell’Ospedale di Arles”: le arcate gialle, la geometria degli spazi, le specie arboree presenti, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo.

Il Ponte di Trinquettaille – 1888

Proseguiamo il nostro tour tra i vicoli di Arles, raggiungendo dopo pochi minuti il Ponte di Trinquettaille sul fiume Rodano, un’opera che nel 2021 è stata stimata da Christie’s a New York tra i 25 e i 35 milioni di dollari. Passeggiamo per i percorsi pedonali che costeggiano il notevole bacino di acqua del Rodano e immaginiamoci un inestimabile artista in trepidante attesa di immortalare non solo un luogo ma anche uno stato d’animo. Mentre proseguiamo in direzione della “Casa Gialla”, la casa dove visse Van Gogh, godiamo della notevole apertura di questo paesaggio a volte molto ventoso.

“La Casa Gialla” – Place Lamartine – 1888

Proseguiamo il nostro tour fra i luoghi cari a Van Gogh raggiungendo Place Lamartine, il luogo che ispirò l’opera “La Casa Gialla”, dove soggiornò l’artista. Purtroppo la casa non esiste più perché fu gravemente bombardata durante la II guerra mondiale e demolita. Nonostante ciò restano ancora oggi riconoscibili gli altri elementi presenti nella piazza, come l’edificio sul restro della casa Gialla o il viadotto ferroviario. Van Gogh amava la luce e Place Lamartine, era per lui continua fonte di ispirazione e calore per la propria anima.

Il vecchio Mulino – 1888

Il vecchio mulino in rue Mireille, è oggi il luogo meno conservato dei soggetti cari a Van Gogh, anche se è comunque interessante una sosta per ammirare il corpo centrale in pietra del manufatto che è sempre esistente. Come in molte città, l’urbanizzazione e il passare dei secoli, ha fatto si che le periferie, un tempo ameni luoghi di campagna con campi coltivati e romantici sentieri, abbiano perso un po’ del proprio fascino. Nonostante ciò si nota un tentativo di riportare il mulino alle sembianze originarie o almeno a quelle attinenti al quadro. Purtroppo qualcosa è andato storto e oggi il mulino è un edificio abbandonato e transennato. Ci auguriamo possa presto essere recuperato così come merita.

La Terrazza del Caffè di notte – 1888

Dal mulino di Rue Mireille, tramite un cavalcavia sopraelevato, è possibile ritornare in centro in pochi minuti e finalmente rilassarsi sosrseggiando un buon caffè (per noi esigenti italiani vi assicuro non è male) al Caffè Van Gogh, già Terrazza del Caffè, immortalato da Van Gogh in una delle sue più famose opere. Arrivati in Place de Forum, l’energia che vi trasmetterà questo storico caffè sarà un potente catalizzatore verso uno dei suoi tavolini rotondi di marmo, con la gamba in ferro pieno tipici dei caffè francesi di fine ‘800. I Caffè storici sono da sempre luoghi preziosi da cui è passata la letteratura e l’arte, luoghi di incontri, e luoghi di discussione. Come non riconoscere negli arredi del Caffè, la volontà oggi simbolica di mantenere i colori primari del giallo e del blu, cromie distintive dell’opera di Van Gogh che nel quadro in oggetto diventano sognanti, a tratti fiabeschi.
Sedetevi così a gustare un caffè gourmand con un delizioso cabaret di pasticcini e immaginatevi le bellissime sere di fine ‘800, notti infinite di persone comuni che molto avevano da raccontare della propria realtà.

Il giardino pubblico di Arles – 1888

Dopo una sosta al Caffè Van Gogh è ora di ripartire per il parco pubblico in boulevard des Lices. Questo spazio verde è una deliziosa area tra i boulevard e l’arena romana. Oltre ad essere immortalato sulle tele di Van Gogh questo giardino ospita anche mostre fotografiche “an plein air”, interessanti anche come installazioni pubbliche. Fermatevi all’entrata del parco per apprezzare le somiglianze con il celebre quadro impressionista ed immaginatevi il nostro amato pittore pronto a cogliere l’anima di Arles con le sue sapienti pennellate.

Il Ponte di Langlois – 1888

Questa zona decentrata rispetto al centro cittadino è quella che mi ha emozionata in assoluto. Il Ponte di Langlois si trova lungo rue Monge, nel percorso naturalistico che collega Arles a Port Louis. Immaginiamoci anche qui un’Arles molto contenuta rispetto ad oggi, circondata da una suggestiva campagna punteggiata di mulini, sentieri, fiumi, e case rurali. E ancora gli elementi naturali tanto cari a Van Gogh forse parte di un immaginario che proveniva dalla sua terra di origine. Salite sul nuovo ponte e immaginatevi l’antico ponte di Langlois con accanto le lavandaie intente a fare il bucato, il cielo terso e cristallino che si rispecchia nell’acqua del fiume, la magia della luce e infine un pittore che dialoga con la sua tela ed è pazzamente innamorato di ciò che vede. Questa infatti non è l’unica tela che dipinse l’artista su questo soggetto, esistono due disegni a penna, un acquerello e uno schizzo in una lettera. L’antico Ponte di Langlois che vediamo oggi purtroppo non è quello originario. E’ una copia fedele del 1962 che egregiamente ci accompagna nel mondo pittorico di Van Gogh.

I luoghi di cui vi ho parlato sono solo alcuni di quelli che Van Gogh  immortalò sulle proprie tele ad Arles, tracce indelebili di un sentire profondamente intimo, che insegano a vivere pienamente ciò che chiamiamo quotidianità.

Siete in Provenza per qualche giorno? Non potete assolutamente perdervi l’Atelier di Paul Cezanne ad Aix en Provence! Cliccate qui e proseguite il viaggio! (https://www.sunshineonmymind.it/2021/10/08/aix-en-provence-alla-scoperta-di-paul-cezanne/)

Consigli pratici:

Il tour che vi ho proposto  si può fare agevolmente lasciando la macchina parcheggiata lungo Boulevard des Lices, dove troverete i parchimetri come in Italia. Prendetevi tutta la mattina per farlo con tranquillità, riposarvi, scattare delle foto e poter sbirciare in qualche negozietto lungo la strada. I ristoranti in prossimità del Caffè Van Gogh sono molto affollati nell’ora di pranzo ma potrete tranquillamente andare qualche strada più lontana e tornare a sorseggiare un buon caffè. Per ogni necessità dell’ultimo minuto ci sono due supermercati molto comodi nel centro città.

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Credo che la passione per i viaggi, la conoscenza di culture e persone nuove, possano veramente farci sentire cittadini di una casa comune chiamata Terra e far maturare in noi la consapevolezza e il rispetto verso tutto ciò che ancora non conosciamo.

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Fonti Immagini:
La terrazza del Cafè de la Nuit, La Casa Gialla, Il Ponte di Langlois – H.Bronkhorst <<Vincent Van Gogh>>, Fratelli Melita Editori, La Spezia Italy, 1990
Ponte di Trinquettaille e Il Giardino pubblico di Arles – Wikimedia Commons
Il Vecchio Mulino in rue Mireille – Gloria Fossi <<Sulle tracce di Van Gogh>>, Giunti Editore, Ristampa 2020

 

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Craco: il paese fantasma della Basilicata

Craco: il paese fantasma della Basilicata

Craco: il paese fantasma della Basilicata

Dove: Basilicata – Italia
Clima: Estate molto calda, Inverno mite
Mezzo di Trasporto: macchina e gambe A chi piace: archeologi, sceneggiatori, scrittori, solitari, chi ama il fuoco d’inverno, chi beve vino da meditazione

 

Stregati da Craco

Sulla sommità di una collina, imponente, fiero, quasi altezzoso guarda il mondo dall’alto e bello com’è può anche permetterselo. Il borgo in pietra di Craco è consapevole di averne passate tante eppure strizza l’occhio ad un paesaggio mozzafiato di calanchi e olivi secolari e attende il viandante in trepidante attesa, pronto a mostrargli gioie e dolori del suo illustre passato. Craco ha molte caratteristiche in comune con altri piccoli borghi in pietra dell’entroterra lucano ma ha una particolarità: è disabitato.
Entriamo nei suoi vicoli intrisi di mistero attraverso una larga strada in pietra molto panoramica dove si affacciano le prime abitazioni, i primi eleganti terrazzini arrugginiti dalle fattezze eleganti e proseguiamo sempre più in salita tra strade strette e ripidi gradini.
Il tempo sembra essersi fermato a Craco e un silenzio irreale accompagna la bellezza di questo straordinario luogo disabitato. Ma qual è la sua storia? E perché ha stregato registi italiani e internazionali?

 

Tra fasti e palazzi nobiliari

Craco o “graculum” significa “piccolo campo arato” ed in effetti è un insediamento antichissimo, risalente almeno all’VIII sec. a.c. Strategicamente posizionato tra le valli fluviali del Cavone e dell’Agri, fu sede fin dal Medioevo di importanti famiglie nobiliari, che qui costruirono intorno alla Torre di avvistamento, le proprie dimore: Palazzo Maronna, Palazzo Grossi, Palazzo Carbone e Palazzo Simonetti.
Tra il 1500 e il 1700, Craco, fu oggetto di numerosi interventi architettonici che lo ampliarono e gli regalarono la sua rovinosa bellezza senza tenere conto del terreno su cui poggiava.

Le prime terribili frane

Nel XIX sec. iniziarono i primi smottamenti franosi, a cui seguì il primo grave crollo nel 1952. Furono fatti numerosi interventi di consolidamento per salvare il paese e lasciarlo nelle mani dei suoi abitanti ma purtroppo proprio a causa di alcuni interventi strutturali nel 1963 avvenne l’ultima grave frana che portò all’inevitabile decisione dell’evacuazione.
Purtroppo la vita a Craco si è fermata circa Sessanta anni fa dopo che l’ultima disastrosa frana, ha costretto i suoi abitanti a lasciare forzatamente le proprie abitazioni e cosa ancora più triste le proprie origini e un pezzo del proprio cuore.

La rinascita di Craco

L’amore per il territorio ha fatto si che il paese non fosse dimenticato e diventasse una pregiata meta turistica che ancora oggi affascina per la sua bellezza senza tempo.
Salendo sarà irresistibile sbirciare dalle finestre dove ancora bellissimi camini in pietra e ripide scalette ci ricorderanno di un tempo passato fatto di numerose famiglie e laboriose quotidianità. La stradina procede sempre più in alto fino al cielo, verso quella finestra dal panorama “fantastico”, immortalato da più di una telecamera. Craco è stato infatti un set cinematografico per numerosi film di successo come: La lupa di Alberto Lattuada, Cristo si è fermato ad Eboli di Rosi, in cui piccola curiosità i figuranti furono persone reali del luogo, La Passione di Cristo di Mel Gibson, Qantum of Solance con l’Agente 007 o il recente Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.

 

Consigli pratici:

A causa delle restrizioni pandemiche telefonate sempre per avere informazioni sulle aperture e sugli orari.
La biglietteria si trova ai piedi del paese. E’ importante assicurarsi di avere il biglietto prima di salire fino al cancello da cui inizierà la visita.
Se non avrete comprato il biglietto a fondovalle, non riuscirete a trovare il tempo per poter scendere al centro informazioni, fare l’acquisto e risalire, quindi arrivate circa un quarto d’ora prima per avere il tempo di orientarvi. La visita verrà effettuata da una guida locale. Sarà necessario indossare un casco protettivo e seguire scrupolosamente le indicazioni degli operatori. Nel periodo estivo farà molto caldo, portatevi sempre un cappello e una generosa scorta di acqua fresca.

Per info e prenotazioni: www.prolococraco.it

 

 

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ESTATE 2021: NAVIGANDO IL LAGO TRASIMENO DALL’ISOLA POLVESE ALL’ISOLA MAGGIORE (PRIMA PARTE)

ESTATE 2021: NAVIGANDO IL LAGO TRASIMENO DALL’ISOLA POLVESE ALL’ISOLA MAGGIORE (PRIMA PARTE)

ESTATE 2021: NAVIGANDO IL LAGO TRASIMENO DALL’ISOLA POLVESE ALL’ISOLA MAGGIORE (PRIMA PARTE)

Dove: Lago Trasimeno (Umbria)
Clima: Inverni freddi, estati calde e afose
Mezzo di Trasporto: macchina, traghetto o barca, gambe
A chi piace: agli espolaratori, ai biologi, ai contemplativi, ai bambini, ai musicisti di jazz, ai ladri di baci, a chi conta le stelle.

I tre gioielli del Lago Trasimeno

Penso alla magia della scoperta mentre il traghetto da San Feliciano, sulle sponde del Lago Trasimeno mi conduce verso l’Isola Polvese. Abbagliata dallo scintillio del sole nell’increspatura dell’acqua, cerco con lo sguardo l’Isola Maggiore e l’Isola Minore, che con la Polvese, rappresentano i tre gioielli del lago Trasimeno.

Siamo in Umbria, nel polmone verde del centro Italia, e sicuramente il lago Trasimeno con le sue due isole visitabili (l‘Isola Minore è privata e non accessibile), rappresenta un’ottima scelta per chi resta affascinato dalle rovine antiche, chi cerca la Natura e la sua biodiversità, e chi non rinuncia a farsi un bagno, magari nelle placide acque di un lago. Al Trasimeno tutto è magia e mentre una barca a vela attraversa da lontano le acque che costeggiano l’antico castello polvesano, una vasta e scenografica area umida a canneti vi accoglierà prima dell’attracco.

 

 

Isola Polvese

L’Isola Polvese è molto semplice da visitare a patto di essere provvisti di buone scarpe comode, meglio chiuse, una buona scorta di acqua soprattutto nei mesi estivi e un cappellino per ripararsi dal sole. Essendo un’ isola balneabile con una deliziosa spiaggetta di sabbia, è consigliabile dotarsi di costume e crema solare. Relax e bellezze naturali sono le caratteristiche primarie dell’isola che con il suo percorso ad anello permette di andare agevolmente alla scoperta dei suoi reperti archeologici e godere delle sue varietà naturali essendo un Parco Scientifico Didattico e un Laboratorio per lo Sviluppo sostenibile.

Sulla sommità dell’isola sono presenti i resti del monastero romanico a tre navate di San Secondo, (X-XIV sec.), in cui i monaci Olivetani vi dimorarono fino alla prima metà del 1600. Mentre vi diregerete verso i resti della facciata di ingresso, ascoltate il particolare suono dei numerosi insetti dentro alle fronde dei cipressi, sedete sui sedili in pietra all’ombra dei maestosi ulivi, e godetevi lo spettacolo della natura e dell’arte che si fondono insieme. Visitate poi l’affascinante cripta dell’abbazia ed immaginatevi lo scandire delle ore in questo luogo dall’alto impatto emozionale.
La presenza sull’isola di numerose chiese fin da prima dell’anno 1000, è dovuta al fatto che questo era un luogo tranquillo ma anche sicuro da briganti e predoni. Proseguendo il giro dell’isola potrete infatti incontrare la Chiesa di San Giuliano, e poco più avanti i resti di un maestoso Castello medioevale del XIV sec., che probabilmente non fu mai abitazione ma rifugio per la popolazione locale.
Sicuramente poetico e contemplativo è il Giardino delle piante acquatiche o “Piscina Porcinai”, un “luogo zen” in un’area già centro di ricerca scientifica, naturalistica e antropologica. E’ costituito dai cosiddetti “ninfei” ovvero vasche in comunicazione l’una con l’altra che ospitano differenti tipologie di piante acquatiche (quando è in manutenzione non è visitabile).
L’isola Polvese come già detto è stata in passato un luogo abitato, dove gli isolani coltivavano olivi e piccoli orti e si dedicavano principalmente alla pesca.

Secondo un registro datato 1282, risulterebbe che nell’isola vivessero circa 450 anime, un numero notevole. Nel 1805 abitavano sull’isola ancora 15 famiglie per poi decrescere inserabilmente fino alla metà degli anni ’70 del 1900.
Mentre percorrerete l’Isola Polvese quindi ammiratene le presenze ma soprattutto immaginatevi le assenze di un passato “glorioso” fatto di spiritualità ed economia di sussistenza.

Isola Maggiore

Se avete un’intera giornata a disposizione non perdetevi l’Isola Maggiore dove se vi studierete bene gli orari dei traghetti (facendo il biglietto giornaliero), potrete tranquillamente pranzare fronte lago sotto l’ombra delle fresche fronde. (se non avrete già scelto il sole dell’isola Polvese).
Se siete interessati a visitare anche l’Isola Maggiore  non perdetevi il prossimo articolo e iscrivetivi alla pagina FB di Sunshine on my mind.

Da San Feliciano in circa 30 minuti abbondanti comprensivi della ricerca del parcheggio, sarete a Tuoro (dove è presente un’altra deliziosa piccola spiaggia) e da li in 10 minuti arriverete a destinazione. l’Isola Maggiore è ancora abitata quindi appena arrivati vi innamorerete di via dei 3 Martiri, e delle sue romantiche abitazioni in pietra decorate minuziosamente con fiori colorati e quadretti in ceramica. Le abitazioni private che danno direttamente sul lago oltre ad avere suggestivi giardini lambiti dall’acqua hanno un privato attracco per la propria barca una situazione senza dubbio fiabesca. Alcune case sono anche in vendita quindi il desiderio di vivere così splendidamente isolati potrebbe realmente concretizzarsi!

 

Note tecniche: Per fare con comodità il giro dell’Isola Polvese e ammirarne le bellezze artistiche vi ci vorrà un’oretta. Se vi piace l’idea potrete anche pernottare sull’isola, fare un breve jogging nelle ore più fresche, godervi il tramonto e praticare un rigenerante “saluto al sole” alle prime ore dell’alba.

Fonti dati storici: indicazioni provincia di Perugia  a disposizione nelle segnaletiche dedicate all’interno dell’Isola

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MONTE VERNA: L’ANELLO BASSO, UN TREKKING DA FIABA

MONTE VERNA: L’ANELLO BASSO, UN TREKKING DA FIABA

MONTE VERNA: L’ANELLO BASSO, UN TREKKING DA FIABA

Dove: Monte Verna (Chiusi Verna AR)
Clima: Inverni rigidi con abbondanti nevicate. Estati fresche e piacevoli
Mezzo di Trasporto: macchina e gambe A chi piace: camminatori di ogni specie, chi cerca il fresco d’estate e la neve non calpestata, gli spirituali, i poeti, gli ambientalisti, i collezionisti di albe.

Un luogo segreto ai piedi del Santuario della Verna

Puntiamo in alto quando esiste un grande sogno da realizzare, conquistiamo una cima quando per passione viaggiamo per il mondo percorrendo sentieri e perseguendo il nostro benessere, indirizziamo gli occhi al cielo per aprire i nostri orizzonti mentali.
Esiste un luogo fiabesco a 900 m s.l.m. che non è una cima e segretamente aspetta l’escursionista, protetto da una foresta monumentale di faggi e abeti bianchi che come pinnacoli ondeggiano accarezzati dal vento. In questo luogo magico, raggiungibile a piedi semplicemente respirando a passo dolce e cadenzato, il silenzio è assordante e dentro al vuoto c’è seduto il vostro benessere.
Mi scuso per questa lunga e doverosa introduzione al percorso dell’Anello basso, situato ai piedi del Santuario francescano della Verna, in Casentino, ma dopo che ci sarete stati capirete che ogni mia parola non era di troppo.

Immersi nelle spettacolari foreste casentinesi

L’Anello basso è un’area che fa parte del Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, un luogo per molti aspetti ancora nascosto e poco esplorato, e proprio per questo che può regalare una grande intimità con se stessi.
Si chiama anello perché sta alla base ed abbraccia il monte della Verna, il Sacro Monte che secondo la tradizione fu donato nel 1213 a San Francesco dal Conte Orlando Cattani che si rivolse al religioso con queste parole:


“Monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo ben atto a chi volesse fare penitenza […]o a chi desidera fare vita solitaria”.

In effetti ancora oggi queste Foreste sono così spettacolari proprio perché chiunque vada per devozione o per amore della natura e del trekking, può tornare a casa arricchito. La solitudine qui diventa un valore inestimabile, la mente si svuota e mai come in questi momenti è possibile sentire la nostra appartenenza alla Natura.
Le maestose foreste della Verna sono magiche d’inverno, ovattate dalla neve, ma anche piacevolmente fresche d’estate grazie proprio alla schermatura solare delle alte fronde degli alberi, che creano effetti di luce e chiaroscuri, da rubare con più di uno scatto.

Dal crepitio delle foglie ai cinguettii in lontananza, qui potrete con molta facilità trovare risposte importanti custodite negli anfratti rocciosi che costeggiano il sentiero. Godetevi il “freddo” che proviene dalle antiche ghiacciaie disseminate lungo il percorso e immaginatevi un tempo dove lupi, cervi, daini e caprioli, erano i soli abitanti del luogo.

La montagna è spesso per me un antidolorifico naturale, tutto si ricolloca magicamente al proprio posto e si relativizza ciò che non è poi cosi importante. A seconda del vostro grado di allenamento, il percorso dell’Anello Basso potrà essere un trekking finito oppure essere usato come riscaldamento per raggiungere il monte Calvano, di cui potrete trovare le indicazioni quasi alla fine dell’Anello. Se vorrete in un’ ulteriore mezz’oretta di salita potrete arrivare alla cima del Calvano dove vi accorgerete di aver trovato quella risposta che stavate cercando.

Se avete del tempo, visitate il Santuario francescano della Verna ricco di fascino e storia, perdetevi nella vita di San Francesco e nelle bellezze artistiche del Santuario. Sempre a piedi potrete raggiungere il paese di Chiusi della Verna e visitare le rovine del Castello del Conte Orlando Cattani.

Indicazioni pratiche per l’Anello Basso della Verna

Beccia- antica mulattiera verso il Santuario della Verna – indicazioni per Rimbocchi – sentiero dell’Anello Basso – (eventuale digressione per Monte Calvano – Melosa – Santuario della Verna – Beccia
Tempo di percorrenza: solo Anello 1h e 30 sentiero facile (anche Monte Calvano 2h e 30 sentiero in salita)

Arrivate a località Beccia, 1024 m.s.l.m., (Chiusi della Verna Ar), dove potrete parcheggiare agevolmente la macchina. Dirigetevi verso l’antica mulattiera in direzione Santuario della Verna. Non dovrete arrivare al Santuario ma dopo circa 10 minuti di cammino, prima della Cappellina degli Uccelli, troverete un cancello con una stretta scalettina in pietra (foto prima galleria fotografica). Salitela e iniziate a percorre il sentiero a sin. verso Rimbocchi. Non dovrete più fare deviazioni ma tenere sempre come punto di riferimento il Monte Verna alla vostra dx. Ammirate la maestosità del Sasso Spicco sopra di voi e lasciatevi trasportare dalla magia del luogo. Prestate attenzione a due incroci in particolare: quello fotografato nella seconda galleria fotografica in cui dovrete andare in direzione “Passo della Calla“, e successivamente dove il sentiero biforca tenetevi sempre sulla sinistra e andate in salita verso il Monte della Verna.

Lunghezza percorso: circa 6km con il Monte Calvano circa 8km

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LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

LE PRESENZE DI MASSALTO O MANSALTO IN MUGELLO

Dove: Borgo San Lorenzo, partenza da Prato all’Albero
Clima: Inverni freddi, Primavere miti ed estati calde e afose a seconda dell’altitudine
Mezzo di Trasporto: macchina e gambe A chi piace: sportivi, storici, fotografi, botanici, cercatori del sole, stilisti per i colori che la Primavera può offrire.

Alla ricerca dei nostri avi

Travolti da un’esplosione di colori e dall’intenso profumo di Ginestra, la Primavera in Mugello non manca di stupire.
A Capanna Marcone in provincia di Borgo San Lorenzo, sull’Appennino Tosco-romagnolo, siamo a oltre 1000 m e l’aria fresca delle mattine di Primavera, unita al sole che scalda ma non disturba, porta con sè quel sentimento di rinascita e riapertura alla vita che ogni anno fa piacere sentire.
Dal rifugio Capanna Marcone possiamo arrivare in un paio d’ore di sano ma rilassante trekking attraversando boschi di faggi e abeti, ad un paese “fantasma” chiamato Mansalto o Massalto, i cui ruderi testimoniano un passato “glorioso” citato nei diari di guerra inglesi.
Io adoro il trekking anche senza meta, perché rilassa e unisce la passione per le camminate a quella dei paesaggi godibili in tutta tranquillità.
Niente è più appagante del cielo terso di una mattina di Primavera, la mente libera, lo zaino in spalla, il verde e i prati fioriti che rigenerano lo sguardo. Nessun manuale potrà mai insegnarti a stare bene come immergersi in un bosco. Credo che l’uomo abbia un legame speciale con l’ambiente che lo circonda e i 4 elementi naturali.

Mansalto o Massalto: ruderi di un passato glorioso

Come potrete leggere nella bacheca lungo il percorso, Mansalto si chiama così dalla presenza di massi di arenaria in prossimità del crinale. Oggi è costituito da una serie di ruderi avvolti da una fitta vegetazione ma non è sempre stato così. Il bello dei paesi abbandonati è immaginarci le persone all’interno delle case ora diroccate, i sentieri ben tenuti, gli animali nei cortili, i campi lavorati, persino le voci e i passi delle persone che fino al “fatidico giorno”, hanno animato quella parte di bosco come se la vita in quei luoghi non dovesse finire mai.
Quando arriverete a Mansalto lasciando la strada sterrata e scendendo per uno stretto sentiero, vi domanderete come mai qualcuno decise di costruire quelle case al centro di una intricata vegetazione. In realtà secondo le testimonianze che ci sono pervenute, i campi erano puliti e usati per il pascolo e si potevano intravedere addirittura le abitazioni del fondo valle. Proseguendo lungo il sentiero oltre i ruderi, sono ancora presenti dei tabernacoli ex-voto, segno che queste strade erano battute e vie di comunicazione tra due insediamenti monastici: Razzuolo e Moscheta a Grezzano e Pulicciano.

Indicazioni pratiche per arrivare a Mansalto: itinerario ad anello

Prato all’Albero – Capanna Marcone – Valdiccioli – Massalto – Capanna Marcone – Prato all’Albero
Tempo di percorrenza: 3 ore in tranquillità, strada agevole, sentiero facile

Da Prato all’Albero, dove è possibile lasciare la macchina, percorrendo il sentiero 00 arriverete in pochi minuti al rifugio “Capanna Marcone” attrezzato con tavolini per pic-nic all’aperto.
Il sentiero prosegue a sinistra in direzione Valdiccioli, dove potrete ammirare i meravigliosi scorci della campagna mugellana.
Arrivati a Valdiccioli troverete una fontana con acqua potabile.
Dove c’è il cartello con le indicazioni si gira a dx arrivando ad una zona aperta a prato dove è necessario stare attenti e imboccare la strada di sopra senza scendere. La strada segnata inizia un percorso all’interno del bosco e attraversa più volte il torrente Farfareta. Successivamente giungeremo ad un segnale fatto a squadra. Qui il sentiero scende a sinistra anche se c’è n’è un altro segnato in alto a dx. Per andare a Mansalto scendere a sinistra seguendo la strada che non è più segnata ma ben visibile e camminare per circa 15- 20 minuti. Dopo poco che avrete lasciato la strada carrabile, troverete un viottolino segnato a sin in discesa che riporta a Valdiccioli. Voi proseguite fino a quando non troverete i ruderi di Mansalto. Se volete completare l’anello e tornare a Capanna Marcone dovrete tornare indietro sulla strada carrabile, girare a dx e farla tutta fino a rintracciare il sentiero del crinale 00 una strada bella e molto ampia, indicazione Colla.

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